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Un anno in più

L’8 ottobre 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha prorogato fino al 9 ottobre 2027 il regime sanzionatorio contro le «attività destabilizzanti della Russia», noto come regime sulle «minacce ibride». Nello stesso atto ha riscritto, senza spiegarlo, la motivazione che colpisce l’ex colonnello svizzero Jacques Baud: nella qualificazione giuridica l’Ucraina, prima indicata espressamente come paese terzo minacciato, diventa un generico «paese terzo» e compare la «democrazia». I fatti addotti, che continuano a citare l’Ucraina, restano identici, e il ricorso di Baud al Tribunale dell’Unione (causa T-169/26) è ancora pendente. Il contributo aggiorna la ricerca del dicembre 2025. Ricostruisce l’evoluzione del regime, cresciuto in due anni fino a circa 80 persone e 20 entità; misura il caso sui parametri dell’art. 10 CEDU e degli artt. 11 e 52 della Carta dei diritti fondamentali, alla luce delle sentenze RT France e Kiselev; lo colloca nel quadro dello Scudo europeo per la democrazia. Lo confronta poi con la scelta svizzera, che condivide la diagnosi sulle ingerenze straniere ma affida la risposta alla sensibilizzazione e non alle liste personali, e con il metodo del Consiglio d’Europa, che per il crimine più grave sceglie la via del giudice. Esamina infine come la proroga è stata raccontata dai media svizzeri. Ne emerge una tendenza in tre movimenti: dai media agli individui, dalla condotta alla qualificazione, dal giudice all’amministrazione. La prova decisiva verrà da Lussemburgo; per la Svizzera la difesa della libertà d’espressione di un proprio cittadino è una questione di principio, non soltanto consolare.

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