Il Gran Consiglio ticinese: storia della composizione, rappresentanza e peso del voto per persona
Un elettore su quattro, quattro seggi su novanta Il Gran Consiglio ticinese e il peso del voto per persona Sintesi dello studio «Il Gran Consiglio ticinese: storia della composizione, rappresentanza e peso del voto per persona» (Ticinus — Centro Studi, 2026). Dati e valutazioni sono documentati nello studio completo, con le relative fonti. In sintesi • Il Gran Consiglio conta 90 seggi dal 1971: 3.998 abitanti per seggio, una rappresentanza più stretta di quella dei grandi Stati europei ma meno di quella di 19 cantoni su 26. • Nel 2023 il 22,8 % delle schede (27.573) non era intestato ad alcuna lista, più di quelle di qualsiasi partito; queste schede hanno però prodotto solo il 4,7 % dei voti che decidono i seggi: circa 4 seggi invece dei circa 20 potenziali. • La causa è una regola di calcolo, non un errore degli elettori: la scheda intestata vale sempre 180 voti, quella senza intestazione 2 voti per ogni preferenza, e in media se ne esprimono 15 su 90. • In cinquant’anni i partiti storici sono scesi dall’87 al 43 % delle schede, la partecipazione da oltre il 70 al 56 %, e le liste con meno di cinque eletti hanno raggiunto 13 seggi. • I correttivi possibili sono noti e discussi dal 2018. Le prossime elezioni cantonali sono previste nell’aprile 2027: la legislatura 2027–2031 è il periodo utile per valutarli. Perché questo studio In tutta Europa la partecipazione al voto e il legame con i partiti si indeboliscono. Il Ticino, cantone italofono della Svizzera, è un osservatorio particolare: fu il primo cantone a introdurre il sistema proporzionale, nel 1891, ed è oggi l’unico a eleggere anche il governo con il proporzionale; elegge il parlamento in un unico circondario di 90 seggi e consente di votare le persone senza scegliere un partito. Lo studio si chiede quanto pesi davvero questa scelta personale e che cosa dicano cinquant’anni di dati ufficiali. Il nodo: quanto pesa una scelta personale Ogni scheda per il Gran Consiglio vale 180 voti, il doppio dei seggi. Se l’elettore la intesta a una lista, i 180 voti restano alla lista anche se non esprime alcuna preferenza. Se non la intesta, contano soltanto le preferenze espresse, due voti ciascuna, e quelle non espresse vanno perse. Che cosa fa l’elettore Voti attribuiti alle liste / (su 180) Intesta la scheda a una lista, anche senza preferenze / 180 Dà una preferenza a un candidato di un’altra lista (panachage) / ne sposta 1 Non intesta la scheda e sceglie 1 candidato / 2 Non intesta la scheda e sceglie 15 candidati (media 2023) / 30 Non intesta la scheda e sceglie 90 candidati / 180 (Calcoli di Ticinus sugli artt. 27 e 39 della legge sull’esercizio dei diritti politici (LEDP)) Nel 2023 le schede senza intestazione hanno espresso in media circa 15 preferenze su 90: hanno quindi pesato un sesto di una scheda intestata e, complessivamente, circa 4 seggi invece dei circa 20 che avrebbero pesato se compilate per intero. Il meccanismo del valore doppio era stato introdotto proprio per dare a queste schede lo stesso peso potenziale; nel 2018 un’alternativa che fissava il valore della scheda pari ai seggi fu discussa e respinta. Due obiezioni frequenti non reggono alla verifica. Ridurre il numero dei deputati non correggerebbe lo squilibrio e agirebbe come una soglia di sbarramento indiretta, alzando il quoziente dall’1,1 all’1,7 per cento con 60 seggi. Adottare le regole del Consiglio nazionale non darebbe più peso alla scheda senza intestazione: in entrambi i sistemi una preferenza vale un seggio-esimo della scheda piena, e la differenza percepita nasce soltanto dal numero dei seggi, 8 contro 90. Cinquant’anni di trasformazione Con il suffragio femminile gli iscritti passarono da 59.200 nel 1967 a 137.288 nel 1971; oggi sono 224.109. La partecipazione, stabile attorno al 72 per cento fino al 1995, è scesa al 56,0 per cento nel 2023. PLR e PPD/Centro sono passati dal 73 al 41 per cento dei seggi; con l’area socialista, i partiti storici raccoglievano l’87 per cento delle schede nel 1971 e il 43 per cento nel 2023. Lo spazio è stato occupato prima dalla Lega dei Ticinesi, dal 1991, poi dalla scheda senza intestazione, dal 2007, mentre le liste con meno di cinque eletti, sotto la soglia per formare un gruppo parlamentare, sono arrivate a 13 seggi. I partiti storici conservano più seggi che schede perché i seggi seguono i voti, che comprendono anche le preferenze ricevute dalle schede senza intestazione e dal panachage. Le opzioni sul tavolo Lo studio non propone una soluzione di parte, ma descrive le opzioni con i loro effetti: • un valore della scheda pari ai seggi, che raddoppierebbe il peso delle preferenze date ad altre liste; • la sostituzione della nullità delle schede con troppe preferenze (110 nel 2023) con una riduzione dei voti in eccesso, mediante sorteggio verificabile o riduzione proporzionale; • un profilo ufficiale e uniforme dei candidati e la consultazione dei voti nominativi che il Gran Consiglio già registra; • strumenti di intelligenza artificiale come mappa delle posizioni, utili soltanto con fonti verificabili, diritto di replica, metodo pubblico e gestione neutrale; • risposte motivate alle petizioni e alle iniziative e «antenne» dei partiti rivolte anche a chi non vota. Oltre il Ticino Nel 2025 si sono registrate proteste in oltre settanta Paesi e il rapporto V-Dem 2026 segnala un arretramento della qualità democratica anche in democrazie consolidate. In Svizzera la democrazia diretta offre al malcontento un percorso istituzionale, dalle firme al voto popolare; in Ticino il segnale più evidente non è la piazza, ma un distacco silenzioso, fatto di astensione e di schede senza partito. Edgar Morin vedeva nella crisi non un incidente ma il modo di essere delle società, da leggere nelle correnti del presente: è con questo spirito che lo studio mette a disposizione numeri e opzioni per un dibattito aperto a ogni sensibilità politica. Niccolò Salvioni, avvocato e notaio, analista politico-istituzionale, Ticinus — Centro Studi, Locarno
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