Finanza ed economia: integrato o disintegrato? Il Dipartimento delle finanze e dell'economia ticinese alla prova del confronto comparato e dell'efficienza strutturale

Finanza ed economia: integrato o disintegrato? L’addio di Christian Vitta al Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), annunciato il 28 maggio 2026, riapre una domanda mai discussa apertamente: ha ancora senso che un solo Consigliere di Stato cumuli finanze pubbliche e politica economica? Il confronto con gli altri 26 cantoni e la Confederazione mostra che il Ticino è l’unica eccezione: ovunque altrove le due funzioni sono separate, anche nei cantoni con esecutivi più ristretti. Il confronto si estende anche all’Italia, dove MEF e MIMIT sono separati a livello statale — con la sola eccezione della Regione Piemonte, che dal 2019 riunisce le due funzioni come il Ticino, a conferma che l’anomalia ticinese è rara ma non unica al mondo. Sul piano dottrinale, la separazione trova un fondamento solido nei principi di controllo reciproco tra chi genera le entrate e chi ne propone l’impiego (Wildavsky, OCSE, FMI) — un argomento di equilibrio dei poteri più che un vincolo giuridico superiore, dato che nessuna fonte europea lo applica esplicitamente al livello cantonale o regionale. Una scomposizione del DFE nelle sue tre divisioni interne (economia, contribuzioni, risorse) rivela inoltre che il dipartimento genera un surplus di 2.18 miliardi di franchi, quasi interamente dalla componente fiscale — un’asimmetria che rende la sua eventuale riorganizzazione tutt’altro che neutra per i conti cantonali, già sotto pressione con un disavanzo pluriennale in peggioramento. Il dibattito politico aperto dopo l’annuncio di Vitta resta però timido: UDC e PLR ne hanno parlato solo lateralmente, senza proporre la scissione; la voce più esplicita viene dal mondo imprenditoriale (Oliviero Pesenti, ex AITI), non dai partiti. La Costituzione ticinese offre tre strade tecnicamente percorribili — nessuna a costo politico zero — e il precedente dell’“arrocchino” Gobbi-Zali del 2025 dimostra quanto sia delicato toccare l’attuale assetto dipartimentale, risalente all’accordo del 1991. La ricerca conclude che la finestra più realistica per intervenire è l’inizio della legislatura 2027-2031, e propone anche una lettura strategica inedita: per il PLR, separare preventivamente le finanze dall’economia potrebbe rivelarsi una mossa difensiva più che una cessione, in vista del rischio di perdere l’intero dipartimento a favore di UDC o Centro.

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