Camignolo: la critica politica alle decisioni giudiziarie

Camignolo: la critica politica alle decisioni giudiziarie Il 30 ottobre 2026 il Ministero pubblico ha emesso due decreti d'accusa per il fermo di una manifestante a Camignolo, avvenuto il 13 ottobre 2025 durante una serata con il consigliere federale Ignazio Cassis. In poche ore i partiti hanno preso posizione. Questa analisi non entra nel merito dei fatti: i decreti non sono definitivi, gli agenti possono fare opposizione e per loro vale integralmente la presunzione d'innocenza. Esamina invece come la politica, in Ticino e in Italia, reagisce alle decisioni della giustizia quando toccano la polizia. Dagli standard del Consiglio consultivo dei giudici europei l'analisi ricava sei criteri per distinguere la critica legittima dalla pressione sulla giustizia: il bersaglio, il momento, lo strumento, la correttezza dei fatti, lo sbocco normativo e la posizione di chi parla. Li applica con lo stesso metro alle reazioni dei partiti ticinesi, del Consiglio di Stato e del Governo italiano nei casi di Crans-Montana e Siher. Mostra poi che lo stesso intervento di polizia può ricadere sotto regimi diversi. Si applica il diritto cantonale in un contesto ordinario. Quando gli agenti proteggono persone per conto della Confederazione entra in gioco il diritto federale, con regole sulla coercizione che per le polizie cantonali restano in una zona grigia. Il metro di valutazione per le manifestazioni del 20 novembre a Bellinzona non sarà quindi lo stesso del Consiglio ministeriale dell'OSCE del 3 e 4 dicembre a Lugano. La conclusione è che la via costruttiva passa per le norme, cantonali e federali, e non per il verdetto anticipato. I partiti, cui la Costituzione affida il compito di formare l'opinione pubblica, hanno in questo una responsabilità particolare. Il testo anticipa lo studio «Terzietà e polizia sotto inchiesta», che Ticinus pubblicherà dopo il vertice OSCE.

ITEN

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