Quando la “sicurezza” diventa censura: il caso Baud e le sanzioni europee contro le “minacce ibride
L’articolo analizza il caso Jacques Baud alla luce del regime PESC dell’Unione Europea sulle cosiddette “minacce ibride”. Ricostruisce il quadro giuridico delle decisioni europee, presenta i precedenti mediatici e confronta Baud con altre figure sanzionate, tra cui Xavier Moreau e Nathalie Yamb, per mostrare come il meccanismo possa colpire cittadini svizzeri e residenti in Europa per attività pubblicistiche e opinioni critiche. La conclusione principale è che il caso Baud non riguarda soltanto una singola sanzione, ma un precedente più ampio: l’UE utilizza misure restrittive amministrative con effetti molto incisivi su libertà di movimento, beni e attività professionale, mentre la Svizzera non interviene in modo chiaro a tutela dei propri cittadini. L’articolo sostiene quindi che la neutralità svizzera rischia di diventare puramente formale se non è accompagnata da una difesa attiva della sovranità e della libertà di espressione. Complemento successivo Successivamente alla pubblicazione dell’articolo originale, mese di ottobre 2026 l’Unione Europea ha ulteriormente prorogato le sanzioni e aggiornato il regime, confermando che il caso Baud non è rimasto circoscritto al dicembre 2025 ma si è trasformato in un precedente consolidato e riutilizzabile nel tempo.
ITEN