Il limnigrafo di Locarno e il Lago Maggiore alla prova della grande siccità del 2026
Il limnigrafo ottocentesco di Locarno — meccanismo a orologeria attivo dal 1867 e tutelato come bene culturale — registra nell'estate 2026 uno dei livelli più bassi mai osservati sul Lago Maggiore: 192,22 m s.l.m. all'inizio di agosto, a soli 13 cm dal minimo storico di agosto (1990) e vicino al minimo assoluto della serie regolata dal 1943 (1947). La crisi supera già per gravità la siccità del 2022 ed è alimentata da un deficit pluviometrico eccezionale (-46% rispetto alla media 1900-2025), confermato in modo speculare anche sulla sponda italiana dal Centro Geofisico Prealpino. L'articolo usa questo dato per sviluppare un argomento più ampio e di forte interesse editoriale: la serie storica dimostra che bastano pochi giorni di pioggia intensa sull'intero bacino imbrifero (com'è avvenuto nel 2023 e nel 2024) per recuperare in poche ore ciò che mesi di siccità hanno eroso — ma senza infrastrutture di trattenimento adeguate, quell'acqua si disperde verso il mare. Da qui la proposta di "invasi multifunzionali" a monte, distinta con cura dalla contestata "bacinizzazione" del Po, e l'affondo finale sulla necessità di una governance idrica transfrontaliera italo-svizzera capace di trasformare gli eventi estremi in riserva anziché in emergenza ricorrente.