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Piazze in tumulto

Piazze in tumulto Executive report Ordine pubblico, giustizia e prevenzione dopo le proteste contro il carovita dell’ottobre 2026: Italia, Francia, Germania e Svizzera a confronto, con uno scenario per la Conferenza dell’OSCE a Lugano Ticinus – Centro Studi · Locarno, 22 ottobre 2026 Sintesi del rapporto «Piazze in tumulto: ordine pubblico, giustizia e prevenzione», al quale si rinvia per le fonti e i riferimenti normativi (254 note). In sintesi • Dopo le proteste del 17 ottobre i Paesi vicini hanno risposto in tre modi: l’Italia con il diritto penale, la Francia con i poteri del prefetto, la Germania con la prevenzione nel quadro della libertà di riunione. Il Ticino applica un sistema già in vigore. • La prova più dura è giudiziaria: tra i fermati i minorenni sono numerosi e spesso incensurati. Dove i giudici minorili hanno potuto graduare le misure, la risposta è stata ferma senza diventare collettiva. • In Ticino la massa critica è bassa: un corteo di 5’000 persone con un nucleo violento richiederebbe circa 650 agenti, oltre la metà dei circa 1’100 agenti cantonali e comunali. • Il picchetto penale (sette avvocati e sette praticanti a settimana) è solido per l’ordinario, ma non è dimensionato per un fermo di massa. • Per la Conferenza ministeriale dell’OSCE a Lugano (3-4 dicembre 2026) il rischio principale non è il grande corteo autorizzato, ma la combinazione di un nucleo violento esterno, di azioni diffuse convocate sui social e di un dispositivo assorbito dalla protezione delle delegazioni. Tre modelli e la via svizzera • Italia. Il decreto-legge del 20 ottobre crea il delitto di violenza organizzata nelle manifestazioni (art. 420-bis c.p.), estende ai luoghi affollati il fermo di prevenzione fino a 12 ore, anche per i sedicenni, presume la capacità di intendere e di volere dei minori ultraquattordicenni e invia 500 militari a Milano. Il fermo è già stato applicato su larga scala (174 persone trattenute il 18 ottobre), mentre il Massimario della Cassazione ne ha messo in dubbio la legittimità costituzionale. • Francia. Nessuna nuova legge: coprifuoco notturni e divieti per perimetri in una dozzina di città, decisi dai prefetti con poche ore di preavviso. • Germania. La manifestazione si notifica, non si autorizza; la giornata del 31 ottobre è preparata puntando su comunicazione e de-escalation. • Ticino e Svizzera. Autorizzazione del Municipio, divieto di dissimulazione del volto, custodia di polizia fino a 24 ore con accesso al giudice. Dal 1° gennaio 2027 la nuova legge sulla polizia introdurrà la gestione cantonale delle minacce e l’impiego di droni nelle manifestazioni; una decina di norme è impugnata davanti al Tribunale federale. La legge sulla videosorveglianza pubblica, in vigore dal 1° luglio 2026, esclude il riconoscimento facciale. Giustizia sotto pressione • Milano: 35 minorenni e 11 maggiorenni arrestati; 31 minori su 35 incensurati. Il Tribunale per i minorenni ha preferito comunità e permanenza in casa al carcere chiesto dalla Procura. • Francia: oltre 2’500 persone in stato di fermo, oltre 800 deferite e 149 incarcerate; aule sature, rilasci per scadenza dei termini, minori trattenuti la notte nelle celle del tribunale. Gli avvocati parigini hanno chiesto la «difesa di massa». • Germania: dopo le notti di Capodanno a Berlino, 576 procedimenti e 343 archiviazioni, per lo più per mancata identificazione. Senza prove individuali le procedure non reggono. • Svizzera: la magistratura dei minorenni concentra inchiesta, giudizio ed esecuzione, un vantaggio a condizione che sia dimensionata per un afflusso improvviso. A Berna, un anno dopo la manifestazione dell’11 ottobre 2025 (536 persone controllate, 101 identificate), non risultano ancora decreti d’accusa o sentenze passati in giudicato. Lezioni dai casi di riferimento • Nepal 2025: il divieto dei social ha acceso una rivolta che ha fatto cadere il governo; l’intelligence aveva previsto 3’000-5’000 manifestanti. • Perù 2025: la scintilla è stata una riforma delle pensioni percepita come ingiusta verso i giovani; un morto in piazza ha trasformato la protesta in crisi politica. • Ginevra, G7 2026: regime delle manifestazioni deciso con oltre tre settimane di anticipo, filtro alle frontiere, accerchiamento con garanzie scritte, nessun ferito grave. Costo di circa 30 milioni di franchi, che la Francia non ha rimborsato. • Ticino: Bellinzona e Camignolo (2025), con il consigliere federale Cassis bersaglio delle contestazioni, e il presidio di Lugano (febbraio 2026) riproducono in piccolo i dilemmi del rapporto: una polizia accusata di aver fatto troppo poco, troppo, o di aver schierato più agenti che manifestanti. Massa critica e «flussocrazia» Il rapporto numerico non basta: la Francia è stata travolta anche con un agente ogni nove manifestanti. A far saltare il coordinamento sono la sottostima iniziale, la frammentazione in più focolai, la notte e la velocità di convocazione sui social. La «flussocrazia» descritta da Asma Mhalla mette in competizione il tempo del flusso, che si misura in minuti, e quello del diritto, che si misura in ore, giorni e anni. Lo Stato non deve vincere la gara di velocità, ma garantire che il suo tempo resti quello delle regole. Militari: proteggere, non disperdere In Italia i parà della Folgore non hanno poteri di polizia giudiziaria; in Francia i soldati di «Sentinelle» presidiano solo edifici; in Germania la Corte costituzionale ha escluso che i pericoli provenienti da una folla di manifestanti giustifichino l’impiego interno dei mezzi militari. In Svizzera l’esercito agisce in servizio d’appoggio sussidiario; oltre 2’000 militari serve l’approvazione dell’Assemblea federale. Milano 1898 e Ginevra 1932 ricordano il prezzo dell’errore. I soldati possono liberare agenti nella protezione statica, ma non devono essere messi a contatto con la folla. Raccomandazioni per il Ticino 1. Decidere e rendere pubblico entro inizio novembre il regime delle manifestazioni per la Conferenza dell’OSCE, con un percorso autorizzato e il dialogo con gli organizzatori. 2. Valutare con la Confederazione controlli mirati alla frontiera e informare per tempo commercianti, frontalieri e scuole. 3. Fissare in anticipo le garanzie per un eventuale accerchiamento: base legale validata dal Ministero pubblico, priorità a minori e vulnerabili, acqua, coperte e assistenza sanitaria. 4. Rafforzare per i giorni della conferenza il picchetto penale e la Magistratura dei minorenni, con un piano di riserva concordato tra Ordine degli avvocati, Ministero pubblico e magistratura minorile. 5. Separare fin dalla prima notte i percorsi di maggiorenni e minorenni ed evitare le notti in cella dei minori, salvo casi eccezionali. 6. Tenere i militari nei compiti di protezione, sorveglianza e logistica, senza alcun impiego per disperdere manifestazioni. 7. Assumere come metro le Linee guida OSCE/ODIHR sulla libertà di riunione pacifica. 8. Investire in un’educazione civica concreta: come decide un giudice, che cosa comporta un precedente penale, perché l’intimazione dell’autorità va rispettata (art. 260 cpv. 2 CP). 9. Offrire ai genitori dei minori fermati percorsi di sostegno alla genitorialità, già possibili senza modifiche di legge con il sostegno esterno ordinato dal giudice dei minorenni (art. 13 DPMin) o con le istruzioni dell’autorità di protezione (art. 307 CC). Il rapporto completo, con il quadro sinottico dei quattro ordinamenti, i casi di riferimento e 254 note, è disponibile su Ticinus. Niccolò Salvioni, analista politico-istituzionale indipendente, Centro studi Ticinus, Locarno, 22 ottobre 2026

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