Bilaterali CH – UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera
Premessa e collocazione storica Il 23 novembre 2025, alla Casa del Popolo di Bellinzona, Niccolò Salvioni ha tenuto la relazione introduttiva alla conferenza «Accordi Svizzera UE: quali pericoli per democrazia, lavoro e servizio pubblico?», organizzata dal comitato interpartitico «No UE No NATO». Sono seguiti gli interventi di Graziano Pestoni (crisi del modello neoliberale europeo e servizio pubblico energetico), Leonardo Schmid (mercato del lavoro e statuto dei frontalieri) e Alberto Togni (sovranità e difesa). Quella data cade in un punto preciso della cronologia dei Bilaterali III: la consultazione federale, avviata dal Consiglio federale nel giugno 2025, si era appena chiusa (fine ottobre 2025), mentre la firma degli accordi a Bruxelles era ancora di là da venire. Da allora il quadro si è mosso su tre fronti: 2 marzo 2026 — il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmano a Bruxelles il pacchetto di accordi, protocolli e la dichiarazione comune sul dialogo ad alto livello (l'accordo sui programmi UE era già stato firmato nel novembre 2025) 13 marzo 2026 — il Consiglio federale adotta il messaggio all'attenzione del Parlamento; si apre la fase parlamentare, tuttora in corso tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati 12 agosto 2026 — un giorno prima di questa sintesi, il Consiglio federale respinge l'iniziativa parlamentare della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-CS), che chiedeva una modifica costituzionale per assoggettare i Bilaterali III a referendum obbligatorio. Il Governo confirma la propria linea del 30 aprile 2025 a favore del referendum facoltativo. Una votazione popolare resta comunque probabile, indicativamente nel 2027 o nel 2028 Il nodo del referendum obbligatorio — cioè la richiesta di doppia maggioranza (popolo e Cantoni) invece del solo referendum facoltativo — era già al centro della relazione di Bellinzona, ed è oggi l'unico punto della cronologia in cui la posizione del Consiglio federale e quella di dieci Cantoni, tra cui il Ticino, restano frontalmente in conflitto. Quanto segue è una sintesi dei contenuti di quella relazione, con i dati e gli argomenti così come esposti il 23 novembre 2025 — da leggere sapendo che il pacchetto è oggi firmato e in discussione alle Camere, non più solo ipotesi negoziale. I fatti: numeri e impatto normativo Le relazioni Svizzera–UE si fondano oggi su circa 120 accordi, in particolare Bilaterali I (1999) e II (2004, Schengen/Dublino), bloccati in modalità «statica»: ogni modifica richiede unanimità e negoziati lunghi. I Bilaterali III introducono 9 strumenti principali — aggiornamenti istituzionali (libera circolazione, trasporti, MRA, agricoltura), nuovi accordi (energia, sicurezza alimentare, sanità) e cooperazioni (programmi UE, agenzia spaziale) — e passano al recepimento dinamico. Normative UE coinvolte: 150-200 atti principali, fino a 350 con quelli delegati, per 1.800-2.000 pagine — l'1-1,5% dell'acquis communautaire (170.000-180.000 pagine, 23.000-25.000 atti). Legislazione svizzera coinvolta: 80-100 leggi federali su 600-650 (12-16%) e 200-250 ordinanze su circa 2.000; stimate 6.000-7.000 pagine di legislazione federale, circa il 20% del corpus totale. Livello cantonale e comunale: 30-50 leggi per Cantone (14-18% in Ticino); 15-25 regolamenti comunali (18-25%), con impatto sproporzionato su Comuni di frontiera come Chiasso, Mendrisio e Lugano e su centri medio-grandi come Bellinzona e Locarno. Impatto economico: ipotizzabile il 40% del PIL federale (energia, trasporti, mercato del lavoro, sicurezza alimentare, ricerca) e il 60% del PIL ticinese, per l'elevata integrazione transfrontaliera e gli 80.000 frontalieri (circa il 20% del totale nazionale, oltre il 35% della forza lavoro cantonale). La relazione precisa in appendice che queste percentuali sono stime ricostruttive, non dati ufficiali confermati. Costi finanziari diretti: oltre 2 miliardi CHF (2.005,08 milioni) per la coesione UE nel periodo 2030-2036, più 1.013,7 milioni di impegni supplementari, a cui si aggiungono contributi annui per Orizzonte Europa, Erasmus+ e i programmi spaziali GNSS. Voto cantonale: 21 Cantoni favorevoli; contrari Svitto, Nidvaldo, Sciaffusa e Ticino (Obvaldo astenuto). Il Ticino ha motivato il voto contrario con le riserve sulla clausola di salvaguardia, sulle compensazioni finanziarie e sulle incertezze dell'accordo energetico. Dieci Cantoni, incluso il Ticino, chiedono il referendum obbligatorio. L'analisi Sovranità barattata. La relazione confronta i contributi UE (oltre 2 miliardi CHF) con i 200 miliardi di dollari (~176 miliardi CHF) di investimenti concordati con gli USA per evitare i dazi punitivi. Poiché l'UE assorbe il 48-50% dell'export svizzero contro il 16-18% degli USA, applicando gli stessi parametri la Svizzera dovrebbe versare a Bruxelles tra 540 e 600 miliardi CHF. La cifra effettiva, molto più bassa, è letta come il segno di uno scambio asimmetrico: pagando meno in termini finanziari, la Svizzera cede recepimento dinamico obbligatorio, vincoli sugli aiuti di Stato cantonali e competenze energetiche strategiche, in settori che pesano sul 40% del PIL federale. Meccanismi istituzionali chiave. Recepimento dinamico obbligatorio (ma non automatico, con allineamento entro due anni e proroga solo tramite referendum); decision shaping senza diritto di voto; Comitato misto con decisioni per consenso; tribunale arbitrale misto vincolato ai pareri pregiudiziali della Corte di Giustizia UE (CGUE) sul diritto europeo; misure compensative con possibilità di cross-retaliation (ritorsione anche in settori estranei alla violazione). Erosione costituzionale. La relazione cita il prof. Glaser (la sovranità legislativa diventa un costo economico più che un'opzione reale) e il prof. Richli (modifica materiale di art. 3 Cost. sulla sovranità cantonale, art. 163 sulla forma delle leggi, art. 189 sul ruolo del Tribunale federale, art. 34 sui diritti politici). Confronto con altri modelli. Lo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein) recepisce circa 5.000 direttive ma con diritto di consultazione e rappresentanza a Bruxelles. Il Regno Unito post-Brexit ha rifiutato sia il recepimento dinamico sia la giurisdizione CGUE, restando fuori dalla clausola di mutua difesa UE (art. 42.7 TUE). Gli Stati in preadesione (Ucraina, Moldova, Georgia, Serbia) armonizzano progressivamente ma sanno che otterranno voce decisionale una volta membri. La Svizzera, secondo la relazione, arriverebbe con i Bilaterali III a un'integrazione superiore a quella del Regno Unito e comparabile a quella degli Stati in preadesione, ma senza diritto di voto in nessuno scenario — descritta come un'«anomalia organizzata» priva di reale equivalente internazionale. La metafora del paguro e dell'anemone. La relazione propone la simbiosi tra paguro Bernardo e anemone di mare come lettura della posizione svizzera: protezione reciproca finché le acque restano calme, ma rischio di essere «trascinati nelle stesse correnti» se l'UE si spinge su sanzioni, posizioni NATO o conflitti commerciali che la Svizzera non condivide. Viene richiamata la formula di Hersch Lauterpacht (1936): «la sicurezza collettiva e la neutralità si escludono a vicenda». Conclusione e proposta La relazione qualifica la scelta del governo di non sottoporre i Bilaterali III a referendum obbligatorio come un segnale di scollamento tra istituzioni federali e sovranità popolare, ripreso dalle posizioni di Lega, UDC e dal voto contrario del Canton Ticino. La proposta centrale, nel novembre 2025, era netta: solo il referendum obbligatorio, con voto di popolo e Cantoni, può garantire che una modifica di questa portata costituzionale avvenga nel rispetto della volontà federale — richiamando la Svizzera come «Willensnation» capace di rigenerare consenso, per non ridursi a una «reattività indotta» dalle norme europee. A nove mesi di distanza, la decisione del Consiglio federale del 12 agosto 2026 di respingere l'iniziativa CIP-CS per il referendum obbligatorio chiude, almeno per ora, questo punto a sfavore della linea sostenuta a Bellinzona: il Governo mantiene la proposta di referendum facoltativo, lasciando al Parlamento la parola definitiva sul tipo di procedura. Il nodo resta dunque apertamente politico, e si trasferirà nelle prossime settimane di dibattito parlamentare e, con ogni probabilità, nella campagna referendaria del 2027-2028. Relazione originale: Niccolò Salvioni, «Bilaterali CH-UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera», Bellinzona, 23 novembre 2025.