Switzerland and neutrality towards belligerents - a system of conflict limitation
Marzo 2022: la prima crepa nella neutralità svizzera Sintesi e contestualizzazione storica dello scritto "Switzerland and neutrality towards belligerents: a system of conflict limitation" di Niccolò Salvioni, pubblicato su LinkedIn e Academia.edu il 2 marzo 2022 Il contesto: due giorni dopo la svolta di Berna Questo scritto – il primo di una serie di riflessioni sulla neutralità che l'autore porta avanti da anni - nasce a caldo, a soli due giorni da un evento che oggi, con il senno di poi, si può leggere come lo spartiacque della politica estera svizzera contemporanea. Lunedì 28 febbraio 2022, quattro giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il Consiglio federale annuncia in una conferenza stampa straordinaria l'adozione delle sanzioni economiche già decise dall'Unione europea contro la Russia, congelando beni di Putin, Lavrov, Mishustin e di tutti i deputati della Duma che avevano votato il riconoscimento delle regioni separatiste ucraine. Il Presidente della Confederazione Ignazio Cassis dichiara che "giocare il gioco dell'aggressore non è compatibile con la nostra neutralità" - una frase che, da sola, ribalta due secoli di dottrina dell'equidistanza. Nello stesso giorno il Consiglio nazionale approva una risoluzione di condanna della guerra: per la prima volta, esecutivo e legislativo si schierano contemporaneamente con un belligerante contro l'altro. Il quotidiano russo Novaya Gazeta commenta seccamente che "la Svizzera ha violato, per la prima volta dal 1815, la neutralità mantenuta anche nella Prima e nella Seconda guerra mondiale". Sono giorni in cui tutto è ancora fluido: Mosca non ha reagito ufficialmente, Lavrov non riesce a raggiungere Ginevra per gli spazi aerei chiusi, e la Cina - lo nota lo stesso Salvioni - offre proprio in quei giorni la propria mediazione, come a raccogliere un ruolo che la Svizzera stava lasciando vacante. Il contenuto: una domanda che resta aperta Il testo analizza la decisione alla luce della dottrina classica: la neutralità permanente svizzera - riconosciuta dal Congresso di Vienna e dal Trattato di Parigi del 1815, e ancora oggi ancorata agli articoli 183 e 185 della Costituzione federale - impone un dovere di non partecipazione e di imparzialità verso tutti i belligeranti, non l'obbligo di un'equidistanza schematica, ma il divieto di un trattamento discriminatorio non giustificato. Citando la definizione classica di Vitzthum e Proelss, l'autore ricorda che il regime dei diritti e doveri dei neutrali è "un importante strumento di limitazione dei conflitti": distinguendo Stati neutrali e Stati belligeranti, il diritto internazionale impedisce che il conflitto si propaghi. La domanda centrale dello scritto - "la posizione adottata dal Consiglio federale e dal Consiglio nazionale è compatibile con lo statuto di neutralità perpetua della Svizzera?" - non riceve, deliberatamente, una risposta definitiva. Il testo osserva che la decisione, per quanto presa in buona fede e con finalità umanitarie verso l'Ucraina, ha di fatto precluso alla Svizzera il ruolo di fornitore imparziale di buoni uffici tra le parti, allontanando ulteriormente la Russia non solo da Berna ma dall'Europa stessa. Solo il futuro, scrive, potrà dire se la Svizzera continuerà a essere considerata perpetuamente neutrale. Lo sguardo a ritroso: una previsione che si è avverata A distanza di oltre quattro anni, questo primo scritto si legge come l'atto d'apertura di un impianto argomentativo che l'autore avrebbe poi sviluppato in decine di successivi interventi. Il 25 aprile 2022 - meno di due mesi dopo - Salvioni pubblica un secondo approfondimento ("Neutralità svizzera e sanzioni") che quantifica in 7,5 miliardi di franchi i beni già bloccati e formalizza la tesi di una violazione del principio del "courant normal". Da lì la traiettoria si allarga progressivamente: l'adesione svizzera all'European Sky Shield Initiative nell'ottobre 2024, la partecipazione al Tribunale speciale del Consiglio d'Europa per l'aggressione russa, il congelamento di oltre 13 miliardi di franchi di asset russi, fino alla dichiarazione del Consiglio nazionale del 6 marzo 2025 su una "politica di sicurezza europea indipendente" e a un referendum costituzionale ormai fissato per il 27 settembre 2026 sull'iniziativa "Salvaguardia della neutralità svizzera". Anche l'ultimo capitolo di questa escalation - i dazi USA al 39% imposti alla Svizzera nell'agosto 2025, superiori a quelli riservati a UE e NATO - confermano, secondo l'autore, che l'autonomia neutrale, lungi dall'essere protetta, viene oggi percepita dalle grandi potenze come un'anomalia da correggere. Rileggere questo testo del 2 marzo 2022 significa dunque tornare al momento esatto in cui la domanda "la Svizzera è ancora neutrale?" ha cominciato a porsi con urgenza istituzionale - una domanda che il prossimo referendum del 27 settembre 2026 è chiamato, forse, a chiudere.
ITEN