Accordi Bilaterali III
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23 agosto 2026
ITDEFREN
Comunità di destino o neutralità “à la carte”? Singapore e la Svizzera a confronto
Comunità di destino o neutralità "à la carte"? Singapore e la Svizzera a confronto Muovendo da un discorso di Lee Kuan Yew del 1988 — insieme monito e atto fondativo del racconto nazionale singaporiano — l'analisi costruisce un confronto sistematico tra due piccoli Stati esposti e agli antipodi, Singapore e la Svizzera. La distanza fra i due, più che una presunta somiglianza, è ciò che rende l'esercizio fecondo: permette di isolare ciò che nella sopravvivenza di un piccolo Stato è strutturalmente necessario da ciò che è invece contingente o frutto di scelte politiche. Il confronto si sviluppa su più piani. Sul versante delle convergenze: la centralità della continuità istituzionale; la dottrina della vulnerabilità elevata a fondamento identitario; la gestione strategica delle riserve nazionali (fondi sovrani e segretezza a Singapore, riserve della Banca nazionale in Svizzera); la difesa "a istrice", con l'esercito di milizia e la coscrizione universale; e la condizione comune di società multilingui e multiconfessionali, in cui la coesione va fabbricata anziché ereditata. Sul versante delle divergenze di metodo: l'ingegneria sociale dall'alto di Singapore — meritocrazia rigorosa, alta amministrazione retribuita come il privato, quote etniche imposte nell'edilizia pubblica, inglese come lingua veicolare neutra — contro il modello svizzero di milizia, autonomia territoriale e parità delle lingue nazionali. Il nodo centrale è la neutralità. Sul piano dei principi Berna e la città-Stato divergono radicalmente: l'una neutrale per identità, l'altra dichiaratamente non-allineata. Ma sul terreno concreto della politica di sicurezza la distanza si assottiglia fino quasi a scomparire: allineamento de facto all'architettura di difesa occidentale, medesimi sistemi d'arma, sanzioni contro la Russia adottate rompendo una consuetudine consolidata. L'analisi si sofferma inoltre sulla natura giuridica della neutralità svizzera — non definita da alcuna legge, gestita "à la carte" dall'esecutivo — e sul dibattito aperto dall'Iniziativa in votazione il 27 settembre 2026. Ne scaturisce un paradosso: per un piccolo Stato esposto, l’etichetta giuridica conta meno della logica materiale della sopravvivenza. La neutralità si rivela così meno una condizione di diritto che una modalità di gestione del rischio. Un poscritto porta la riflessione a compimento: poiché la neutralità è un istituto intrinsecamente bellico e l’esposizione geografica della Svizzera a un conflitto tra grandi potenze è assai più acuta di quella di Singapore, la Confederazione sta erodendo proprio lo strumento che la sua posizione rende più necessario — e la convergenza con la città-Stato si rivela, così, meno rassicurante di quanto appaia.
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17 agosto 2026
ITDEFREN
Il diritto svizzero della neutralità — II: ipotesi evolutive post accettazione della modifica costituzionale del 27 settembre
Se il primo volume fotografava il diritto esistente, questo secondo compie il passo successivo: prova a proiettarlo in avanti. Dopo aver esaminato il quadro normativo vigente e il modo in cui vi si rapportano Governo e Parlamento, lo studio simula che cosa potrebbe accadere qualora l’iniziativa sulla neutralità venisse accolta il 27 settembre 2026. Non una previsione, dunque, ma una simulazione ragionata, condotta a partire dagli elementi accertati nel primo volume e dai precedenti storici disponibili. Il punto di partenza è il potere costituente dell’iniziativa popolare, illustrato attraverso due precedenti opposti: la Lex Weber del 2012, accolta a sorpresa e applicata con rapidità dirompente; e l’iniziativa sull’immigrazione di massa del 2014, la cui attuazione si arenò per anni contro gli obblighi europei, fino a un compromesso che ne svuotò la portata. Sono i due modelli — l’uno rapido, l’altro conflittuale — entro cui collocare gli effetti possibili del nuovo articolo 54a. Lo studio passa poi in rassegna, in prospettiva, i temi del primo volume, e affronta alcuni capitoli specifici: l’effetto del passaggio da una neutralità flessibile a una rigida sulla credibilità umanitaria e sul ruolo del CICR; le conseguenze sulla piazza finanziaria di fronte ai regimi sanzionatori occidentali; il riesame che la SECO dovrebbe condurre sulle sanzioni, con la sorte dei circa 7,4 miliardi di averi bloccati e il probabile mutamento di funzione dell’autorità, chiamata a passare dal controllo dei soggetti sanzionati a quello dei flussi finanziari; le misure di reazione autonoma della Svizzera e, specularmente, quelle che i partner occidentali potrebbero adottare contro un disallineamento elvetico. Un capitolo di particolare interesse riguarda la giustiziabilità: una neutralità costituzionalizzata in un divieto preciso potrebbe — sul modello della Lex Weber, che il Tribunale federale dichiarò direttamente applicabile — trasformare la neutralità da atto di governo insindacabile in un controllo di legittimità azionabile, in via indiretta, da chi ne subisca gli effetti. Un sindacato giudiziario che oggi, data l'insindacabilità degli atti di politica estera, semplicemente non esiste. Lo studio non isola il quesito dal suo contesto. Ne mette in luce i due nervi scoperti che animano il dibattito di queste settimane: l'argomento della sicurezza, sollevato dal fronte contrario all'iniziativa, secondo cui una neutralità rigida indebolirebbe la cooperazione difensiva proprio quando il contesto europeo si fa instabile; e la convergenza con la parallela iniziativa «Bussola», che investe il medesimo nodo del recepimento dinamico del diritto europeo. Sia la neutralità sia i Bilaterali III, in fondo, ruotano attorno alla stessa domanda: quanta sovranità la Svizzera sia disposta a cedere. Vengono infine esaminati lo scenario di un rifiuto dell'iniziativa e quello, più grave, di un conflitto aperto tra la Russia e i partner occidentali della Confederazione. Il filo conduttore delle conclusioni è che la vera posta del 27 settembre non è la scelta fra avere o non avere una neutralità — la Svizzera resterà neutrale in entrambi i casi — bensì la scelta fra due modi di esserlo: una neutralità flessibile, che conserva alla politica il margine di allinearsi selettivamente, e una neutralità rigida, che quel margine sacrifica in cambio di una posizione predefinita e coerente. Una scelta che, come mostrano il nodo dei Bilaterali III e l'iniziativa «Bussola», è solo il primo atto di una più ampia ridefinizione dei rapporti fra sovranità, democrazia diretta e integrazione europea.
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16 agosto 2026
ITDEFREN
Il diritto svizzero della neutralità — I : quadro sistematico completo
Il diritto svizzero della neutralità — I: quadro sistematico completo A poche settimane dalla votazione federale del 27 settembre 2026 sull’iniziativa popolare per la neutralità, questo studio propone una ricognizione sistematica di ciò che il diritto svizzero, oggi, effettivamente dispone in materia. La domanda di partenza è tanto semplice quanto poco frequentata: quali sono, allo stato, tutte le norme — di rango costituzionale, legislativo, regolamentare e internazionale — che disciplinano, direttamente o indirettamente, la neutralità della Confederazione? L’esito della ricerca è per più versi sorprendente. La Costituzione federale nomina la neutralità in due sole disposizioni (articoli 173 e 185), e lo fa non per definirne il contenuto, ma per attribuirne la salvaguardia alla competenza di Assemblea federale e Consiglio federale. La legislazione che più da vicino tocca la materia — la legge sugli embarghi, quella sul materiale bellico, il controllo dei beni a duplice impiego — non menziona mai la neutralità, operando invece attraverso clausole generali di rispetto del diritto internazionale. Ne discende il nodo centrale del dibattito odierno: nel diritto vigente la neutralità è una competenza discrezionale, non un principio materiale dotato di contenuto vincolante. Il silenzio del Tribunale federale, che la tratta come atto di governo sottratto al sindacato giudiziario, ne è la conferma. È precisamente questa architettura che l’iniziativa in votazione vorrebbe modificare, trasformando un margine di manovra politico in un vincolo costituzionale di contenuto. Lo studio esamina inoltre, quali casi di studio, le sanzioni del 2022 contro la Russia e il loro rapporto con lo statuto di neutralità, i Bilaterali III e l’assenza in essi di ogni clausola sulla neutralità, la revisione della legge sul materiale bellico, e i precedenti storici in cui la Svizzera adottò una neutralità più rigida (dalla Società delle Nazioni alla Rhodesia). La ricerca costituisce il primo di due volumi. Il secondo, dedicato alle ipotesi evolutive nell’eventualità di un accoglimento dell’iniziativa, seguirà a breve quale sequel. Si tratta di una ricerca vasta, che cerca di tracciare la moltitudine di aspetti direttamente o indirettamente influenzati dalla neutralità, quale meccanismo multi-sfaccettato del diritto internazionale pubblico. Ho cercato di essere il più preciso possibile e di verificare accuratamente le fonti poste a fondamento del lavoro. Qualora emergessero errori od omissioni, sarò lieto di correggerli o di integrare nuovi elementi in una successiva versione.
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14 agosto 2026
ITEN
Bilaterali III: il Consiglio federale chiude alla doppia maggioranza, il Parlamento resta spaccato
Premessa Questa sintesi accompagna, come aggiornamento in parallelo, la mia analisi ora pubblicata su Ticinus del 23 novembre 2025, «Bilaterali CH – UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera». Nelle stesse 24 ore in cui quell’articolo veniva ri-pubblicato, il Consiglio federale ha chiuso due strade parallele verso il referendum obbligatorio sui Bilaterali III — un’iniziativa parlamentare e un’iniziativa popolare — con esiti che meritano una lettura congiunta. I fatti: due porte chiuse in un giorno Il 12 agosto 2026 il Consiglio federale ha respinto l’iniziativa parlamentare 26.425 della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S), che chiedeva di assoggettare i Bilaterali III al referendum obbligatorio tramite una disposizione transitoria costituzionale. Il Governo ha ribadito la propria posizione del 30 aprile 2025: gli accordi non soddisfarebbero, a suo giudizio, i requisiti dell’art. 140 cpv. 1 Cost. (admin.ch). Il giorno seguente, 13 agosto, il Consiglio federale ha adottato anche il messaggio sull’iniziativa popolare «Bussola», raccomandandone il rigetto senza controprogetto (EJPD). La differenza istituzionale tra i due casi è però decisiva. La CIP-S dipende dal via libera del Consiglio degli Stati, dove il parere negativo del Governo pesa direttamente; le Camere restano peraltro divise, con la Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati contraria per 8 voti a 5 e la Commissione omologa del Consiglio nazionale favorevole con margini di 16 a 9 e 15 a 10 (parlament.ch; SVP Zürich). L’iniziativa Bussola, invece, ha già raccolto 111’422 firme valide e ha formalmente raggiunto il quorum il 21 ottobre 2025: il Consiglio federale può raccomandarne il rigetto, ma non può impedire che sia il popolo a votare, con una disposizione transitoria che imporrebbe un nuovo referendum — questa volta obbligatorio — sui Bilaterali III se la votazione sulla Bussola arrivasse dopo quella sul pacchetto Svizzera-UE (Reuters). L’analisi: un braccio di ferro a tre, e due asimmetrie non risolte Letto nell’insieme, il dossier assume la forma di un confronto costituzionale a tre attori — Consiglio federale, Parlamento e popolo — in cui ciascuno controlla una leva diversa, e in cui la Bussola resta l’unica leva che gli altri due non possono disinnescare: la sua clausola retroattiva è, a normativa vigente, l’unico strumento ancora capace di riportare i Bilaterali III a un voto a doppia maggioranza dopo la loro eventuale ratifica. Due asimmetrie, già segnalate nell’analisi di riferimento del novembre 2025, restano irrisolte da questi sviluppi. La prima è economica: il pacchetto tocca circa il 40% del PIL federale ma circa il 60% del PIL ticinese, per l’elevata integrazione transfrontaliera del Cantone e per gli 80.000 frontalieri che vi lavorano — un’esposizione una volta e mezza superiore alla media nazionale, che il solo referendum facoltativo non permette di far pesare come voce distinta. La seconda riguarda la neutralità: nessuno degli accordi contiene una clausola orizzontale che escluda l’uso di infrastrutture, energia, dati o ricerca svizzeri per finalità incompatibili con la neutralità nei settori a valenza duale del pacchetto (energia, spazio, ricerca, sanità). Il 27 settembre 2026 l’elettorato voterà separatamente sull’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» — ma anche una sua sconfitta, data probabile dai sondaggi (54% contrari, 34% favorevoli a giugno 2026, Corriere del Ticino), lascerebbe intatto il vuoto specifico sui Bilaterali III, spostando semmai peso politico sulla Bussola come canale residuo. Conclusione Nove mesi dopo la relazione di Bellinzona, i fatti del 12-13 agosto confermano piuttosto che smentiscono la lettura allora proposta: l’assenza di un vincolo costituzionale stabile sul tipo di referendum lascia alla discrezionalità politica del momento una decisione che dovrebbe rispondere a un criterio prevedibile, applicabile indipendentemente da chi governa e da quale accordo è in discussione. Il nodo resta apertamente politico e si trasferirà nelle prossime settimane di dibattito parlamentare sull’iniziativa 26.425, nella campagna per il voto del 27 settembre sulla neutralità, e — su un orizzonte più lungo — nell’eventuale votazione sulla Bussola stessa. Per l’analisi istituzionale di riferimento del novembre 2025 con la mappatura completa dell’impatto normativo dei Bilaterali III, si veda l’articolo pubblicato su Ticinus: «Bilaterali CH – UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera». https://ticinus.ch/it/analisi/Bilaterali-ch%E2%80%93ue-iii-le%20sfide-istituzionali-per-la-democrazia-svizzera
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20 gennaio 2026
ITEN
ACCORDI BILATERALI III CH - UE: QUESTIONI ISTITUZIONALI E LORO IRRADIAZIONI
Bilateral Agreements III CH–EU: Institutional Questions and Their Ramifications Contextualization Outline of the address delivered in Mendrisio (the Filanda) on 17 January 2026, at the conference on Bilaterals III organized by the NO EU, NO NATO group. Niccolò Salvioni's talk opened the proceedings by setting out the underlying institutional coordinates, followed by contributions from Graziano Pestoni (the electricity agreement), Leonardo Schmidt (free movement of persons), and Alberto Togni (EU–NATO relations and neutrality). The text was reworked and expanded after the conference, with subsequent additions on cybersecurity and the European informational dimension. Published on 20 January 2026. Annotated Table of Contents Preamble — The mandate of the address: four constitutional questions the Federal Council avoided across the 896 pages of the explanatory report (13 June 2025). Block 1 — The numerical scope. The amplifying effect: 1–1.5% of the EU acquis translates into 12–16% of Swiss federal legislation, with cantonal (14–18 Ticino laws) and municipal ramifications. Block 2 — The transformation of the system. From the static model of Bilaterals I–II (1999–2021) to binding dynamic adoption (from 2025); the anomalous speed of negotiations (197 meetings in 9 months versus the 7 years of Bilaterals I). Block 3 — The six critical institutional pillars. Binding CJEU jurisdiction; decision shaping (participation without representation, contrasting the Norwegian veto under Art. 102 EEA with Switzerland's "illusory deferral"); cross-retaliation measures; the asymmetry of immunity of EU officials; Switzerland's hybrid status as a "microstate"; the marginalization of Parliament and the people. Block 4 — The civil-military dual-use dimension. The Federal Council's silence on the strategic-military dimension; the mid-term reform of EU cohesion policy (COM(2025) 163, objective RSO 3.3); the excursuses on Switzerland–EU–NATO cyber cooperation and on the threat to Swiss media independence (DSA, EMFA, Digital Europe Programme); the critical agreements (energy, land transport, air transport); neutrality from commercial freedom to infrastructural constraint, with the historical precedents of the Gotthard 1914–1918 and Switzerland 1939–1945. Block 5 — The chronological paradox. The coincidence between the launch of the "package" (23 February 2022) and the invasion of Ukraine (24 February); the adoption of sanctions within four days; the hypothetical "Summer 2028" war scenario. Block 6 — GDP impact and irreversibility. 40% of federal GDP involved; the cohesion contribution (over CHF 3 billion, 2030–2036); strategic irreversibility. Block 7 — Federalism and the equality of the cantons (Arts. 3, 43, 46 of the Constitution). The asymmetry of impact between border cantons (Ticino, 60% of GDP) and inland cantons (15%), with the republican paradox of majority voting. Conclusion — The four unanswered questions: mandatory referendum (Art. 140), compatibility with neutrality, strategic irreversibility, federalist compatibility. Synthesis The paper examines Bilaterals III not from the economic or sectoral standpoint, but from the institutional and constitutional one. Its central thesis is that the shift from a static system to one of binding dynamic adoption transforms between 12 and 16% of federal legislation, subjects disputes to the binding jurisdiction of the CJEU, and introduces cross-retaliation between agreements—thereby constituting, though without declaring it, an accession to a supranational community that ought to trigger the mandatory referendum under Art. 140 of the Constitution. The author develops two particularly original strands. The first is the comparison with Norway and the United Kingdom: both states, though NATO members or bound to the EU by defence partnerships, retain greater legislative sovereignty than "neutral" Switzerland, which accepts infrastructural constraints comparable to those of an Atlantic ally without possessing either the Norwegian veto (Art. 102 EEA) or the British capacity to refuse automatic commitments. From this follows the "triangular paradox" of a neutrality that is neutral only de jure while amounting to a de facto alignment. The second strand is the dual-use gap: across the report's 896 pages there is no analysis whatsoever of the compatibility between the integration of critical infrastructure (energy via ENTSO-E/ACER, the Alpine corridors, airspace) and the neutrality obligations of the 1907 Hague Conventions. Drawing on the Gotthard precedents, the author argues that neutrality does not prohibit trade but requires sovereign control over strategic infrastructure—control that binding integration compromises. To this is added the extension of the problem into the informational sphere, with the risk of a "soft external steering" of public-service media through the DSA, the EMFA, and co-financed algorithms. The analysis closes with the federalist question: the asymmetric impact across cantons (up to 60% of Ticino's GDP against 15% for the inland cantons) receives no consideration in the report, even though the referendum vote assigns equal weight to cantons with radically different exposure. The concluding message, addressed to Ticino, claims as a minimum republican guarantee the mandatory referendum for decisions that alter 60% of the cantonal economy.
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23 novembre 2025
ITDEFREN
Bilaterali CH – UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera
Premessa e collocazione storica Il 23 novembre 2025, alla Casa del Popolo di Bellinzona, Niccolò Salvioni ha tenuto la relazione introduttiva alla conferenza «Accordi Svizzera UE: quali pericoli per democrazia, lavoro e servizio pubblico?», organizzata dal comitato interpartitico «No UE No NATO». Sono seguiti gli interventi di Graziano Pestoni (crisi del modello neoliberale europeo e servizio pubblico energetico), Leonardo Schmid (mercato del lavoro e statuto dei frontalieri) e Alberto Togni (sovranità e difesa). Quella data cade in un punto preciso della cronologia dei Bilaterali III: la consultazione federale, avviata dal Consiglio federale nel giugno 2025, si era appena chiusa (fine ottobre 2025), mentre la firma degli accordi a Bruxelles era ancora di là da venire. Da allora il quadro si è mosso su tre fronti: 2 marzo 2026 — il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmano a Bruxelles il pacchetto di accordi, protocolli e la dichiarazione comune sul dialogo ad alto livello (l'accordo sui programmi UE era già stato firmato nel novembre 2025) 13 marzo 2026 — il Consiglio federale adotta il messaggio all'attenzione del Parlamento; si apre la fase parlamentare, tuttora in corso tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati 12 agosto 2026 — un giorno prima di questa sintesi, il Consiglio federale respinge l'iniziativa parlamentare della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-CS), che chiedeva una modifica costituzionale per assoggettare i Bilaterali III a referendum obbligatorio. Il Governo confirma la propria linea del 30 aprile 2025 a favore del referendum facoltativo. Una votazione popolare resta comunque probabile, indicativamente nel 2027 o nel 2028 Il nodo del referendum obbligatorio — cioè la richiesta di doppia maggioranza (popolo e Cantoni) invece del solo referendum facoltativo — era già al centro della relazione di Bellinzona, ed è oggi l'unico punto della cronologia in cui la posizione del Consiglio federale e quella di dieci Cantoni, tra cui il Ticino, restano frontalmente in conflitto. Quanto segue è una sintesi dei contenuti di quella relazione, con i dati e gli argomenti così come esposti il 23 novembre 2025 — da leggere sapendo che il pacchetto è oggi firmato e in discussione alle Camere, non più solo ipotesi negoziale. I fatti: numeri e impatto normativo Le relazioni Svizzera–UE si fondano oggi su circa 120 accordi, in particolare Bilaterali I (1999) e II (2004, Schengen/Dublino), bloccati in modalità «statica»: ogni modifica richiede unanimità e negoziati lunghi. I Bilaterali III introducono 9 strumenti principali — aggiornamenti istituzionali (libera circolazione, trasporti, MRA, agricoltura), nuovi accordi (energia, sicurezza alimentare, sanità) e cooperazioni (programmi UE, agenzia spaziale) — e passano al recepimento dinamico. Normative UE coinvolte: 150-200 atti principali, fino a 350 con quelli delegati, per 1.800-2.000 pagine — l'1-1,5% dell'acquis communautaire (170.000-180.000 pagine, 23.000-25.000 atti). Legislazione svizzera coinvolta: 80-100 leggi federali su 600-650 (12-16%) e 200-250 ordinanze su circa 2.000; stimate 6.000-7.000 pagine di legislazione federale, circa il 20% del corpus totale. Livello cantonale e comunale: 30-50 leggi per Cantone (14-18% in Ticino); 15-25 regolamenti comunali (18-25%), con impatto sproporzionato su Comuni di frontiera come Chiasso, Mendrisio e Lugano e su centri medio-grandi come Bellinzona e Locarno. Impatto economico: ipotizzabile il 40% del PIL federale (energia, trasporti, mercato del lavoro, sicurezza alimentare, ricerca) e il 60% del PIL ticinese, per l'elevata integrazione transfrontaliera e gli 80.000 frontalieri (circa il 20% del totale nazionale, oltre il 35% della forza lavoro cantonale). La relazione precisa in appendice che queste percentuali sono stime ricostruttive, non dati ufficiali confermati. Costi finanziari diretti: oltre 2 miliardi CHF (2.005,08 milioni) per la coesione UE nel periodo 2030-2036, più 1.013,7 milioni di impegni supplementari, a cui si aggiungono contributi annui per Orizzonte Europa, Erasmus+ e i programmi spaziali GNSS. Voto cantonale: 21 Cantoni favorevoli; contrari Svitto, Nidvaldo, Sciaffusa e Ticino (Obvaldo astenuto). Il Ticino ha motivato il voto contrario con le riserve sulla clausola di salvaguardia, sulle compensazioni finanziarie e sulle incertezze dell'accordo energetico. Dieci Cantoni, incluso il Ticino, chiedono il referendum obbligatorio. L'analisi Sovranità barattata. La relazione confronta i contributi UE (oltre 2 miliardi CHF) con i 200 miliardi di dollari (~176 miliardi CHF) di investimenti concordati con gli USA per evitare i dazi punitivi. Poiché l'UE assorbe il 48-50% dell'export svizzero contro il 16-18% degli USA, applicando gli stessi parametri la Svizzera dovrebbe versare a Bruxelles tra 540 e 600 miliardi CHF. La cifra effettiva, molto più bassa, è letta come il segno di uno scambio asimmetrico: pagando meno in termini finanziari, la Svizzera cede recepimento dinamico obbligatorio, vincoli sugli aiuti di Stato cantonali e competenze energetiche strategiche, in settori che pesano sul 40% del PIL federale. Meccanismi istituzionali chiave. Recepimento dinamico obbligatorio (ma non automatico, con allineamento entro due anni e proroga solo tramite referendum); decision shaping senza diritto di voto; Comitato misto con decisioni per consenso; tribunale arbitrale misto vincolato ai pareri pregiudiziali della Corte di Giustizia UE (CGUE) sul diritto europeo; misure compensative con possibilità di cross-retaliation (ritorsione anche in settori estranei alla violazione). Erosione costituzionale. La relazione cita il prof. Glaser (la sovranità legislativa diventa un costo economico più che un'opzione reale) e il prof. Richli (modifica materiale di art. 3 Cost. sulla sovranità cantonale, art. 163 sulla forma delle leggi, art. 189 sul ruolo del Tribunale federale, art. 34 sui diritti politici). Confronto con altri modelli. Lo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein) recepisce circa 5.000 direttive ma con diritto di consultazione e rappresentanza a Bruxelles. Il Regno Unito post-Brexit ha rifiutato sia il recepimento dinamico sia la giurisdizione CGUE, restando fuori dalla clausola di mutua difesa UE (art. 42.7 TUE). Gli Stati in preadesione (Ucraina, Moldova, Georgia, Serbia) armonizzano progressivamente ma sanno che otterranno voce decisionale una volta membri. La Svizzera, secondo la relazione, arriverebbe con i Bilaterali III a un'integrazione superiore a quella del Regno Unito e comparabile a quella degli Stati in preadesione, ma senza diritto di voto in nessuno scenario — descritta come un'«anomalia organizzata» priva di reale equivalente internazionale. La metafora del paguro e dell'anemone. La relazione propone la simbiosi tra paguro Bernardo e anemone di mare come lettura della posizione svizzera: protezione reciproca finché le acque restano calme, ma rischio di essere «trascinati nelle stesse correnti» se l'UE si spinge su sanzioni, posizioni NATO o conflitti commerciali che la Svizzera non condivide. Viene richiamata la formula di Hersch Lauterpacht (1936): «la sicurezza collettiva e la neutralità si escludono a vicenda». Conclusione e proposta La relazione qualifica la scelta del governo di non sottoporre i Bilaterali III a referendum obbligatorio come un segnale di scollamento tra istituzioni federali e sovranità popolare, ripreso dalle posizioni di Lega, UDC e dal voto contrario del Canton Ticino. La proposta centrale, nel novembre 2025, era netta: solo il referendum obbligatorio, con voto di popolo e Cantoni, può garantire che una modifica di questa portata costituzionale avvenga nel rispetto della volontà federale — richiamando la Svizzera come «Willensnation» capace di rigenerare consenso, per non ridursi a una «reattività indotta» dalle norme europee. A nove mesi di distanza, la decisione del Consiglio federale del 12 agosto 2026 di respingere l'iniziativa CIP-CS per il referendum obbligatorio chiude, almeno per ora, questo punto a sfavore della linea sostenuta a Bellinzona: il Governo mantiene la proposta di referendum facoltativo, lasciando al Parlamento la parola definitiva sul tipo di procedura. Il nodo resta dunque apertamente politico, e si trasferirà nelle prossime settimane di dibattito parlamentare e, con ogni probabilità, nella campagna referendaria del 2027-2028. Relazione originale: Niccolò Salvioni, «Bilaterali CH-UE III: le sfide istituzionali per la democrazia svizzera», Bellinzona, 23 novembre 2025.
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5 agosto 2023
IT
Un dazio dinamico per passare il San Gottardo con automobili private durante i periodi di forte traffico allo scopo di scaglionare il traffico autostradale?
Nota preliminare: il contesto in cui è stato scritto Il testo originale — “Un dazio dinamico per passare il San Gottardo con automobili private durante i periodi di forte traffico allo scopo di scaglionare il traffico autostradale?”, di Niccolò Salvioni — è stato redatto a Locarno tra il 23 e il 25 agosto 2023. Va letto tenendo presente il momento preciso in cui nasce, perché diversi elementi che oggi diamo per acquisiti erano allora ancora aperti o recentissimi: • Erano trascorse solo due settimane dal deragliamento del 10 agosto 2023 nella galleria di base ferroviaria del San Gottardo, causato dalla rottura di una ruota di un treno merci: l’infrastruttura ferroviaria era inagibile e il testo ne tiene conto come fattore che avrebbe aumentato, nell’immediato, la pressione di traffico sulla strada. • La seconda canna autostradale del San Gottardo era appena entrata nella fase preparatoria (gli scavi principali non erano ancora iniziati) e l’orizzonte di apertura allora ipotizzato era il 2029. • Il dossier federale del Mobility Pricing era in fase di studio di fattibilità dal 2021, senza alcuna decisione del Consiglio federale. • Come dato di contesto sulla crescita post-pandemica della mobilità, l’autore richiama il record di Flightradar24 del 13 luglio 2023 (205’468 voli tracciati in 24 ore). In questo quadro — pre-riapertura della galleria di base, pre-avvio degli scavi principali della seconda canna, dossier Mobility Pricing ancora tutto da scrivere — l’autore esamina un’ipotesi allora puramente dottrinale, mai tradotta in un progetto legislativo: un dazio “dinamico”, applicabile solo nei periodi di punta, per scaglionare il traffico privato al Gottardo. Il contenuto del testo Il ragionamento si sviluppa attraverso quattro ordini di limiti giuridici, seguiti da una valutazione d’insieme. I limiti costituzionali. L’art. 82 Cost. sancisce la gratuità dell’uso delle strade pubbliche, ammettendo eccezioni solo su autorizzazione dell’Assemblea federale: l’unica finora concessa riguarda il tunnel del Gran San Bernardo, gestito in condominio con l’Italia dal 1958. L’art. 84 Cost. affida invece alla Confederazione il compito di proteggere la regione alpina dagli effetti nocivi del traffico di transito — una base di legittimazione finalistica, non però una base per riscuotere un dazio. I limiti di mercato interno. La legge federale sul mercato interno del 1995 garantisce l’accesso libero e non discriminato al mercato su tutto il territorio svizzero. Le restrizioni sono ammesse solo se si applicano ugualmente a residenti e non residenti, sono indispensabili per interessi pubblici preponderanti e rispettano la proporzionalità: un dazio che colpisse selettivamente i transiti da e verso il Ticino rischierebbe di scontrarsi con questo principio. Il ruolo dell’USTRA e la legge sulle strade nazionali. Dal 1960 le vie di collegamento di interesse generale sono dichiarate strade nazionali dall’Assemblea federale; dal 2008 la loro gestione operativa è passata dai Cantoni alla Confederazione, con l’USTRA responsabile del coordinamento strategico (Direttiva generale VM-NS, ASTRA 15003). Un eventuale dazio dinamico rientrerebbe presumibilmente tra le sue competenze sistemiche, ma richiederebbe comunque una base legale ad hoc. I vincoli internazionali. L’accordo del 1999 tra Svizzera e Comunità europea sul trasporto di merci e passeggeri su strada e ferrovia impone non discriminazione, proporzionalità e trasparenza nella tariffazione del traffico transalpino. La Convenzione delle Alpi, nei suoi protocolli su trasporti (2000) e turismo (1998), spinge verso il trasferimento modale su rotaia e la riduzione degli effetti negativi del traffico intralpino, senza però vietare di per sé una tariffazione del traffico privato, purché non discriminatoria e concordata con i paesi vicini. La valutazione conclusiva del 2023. Il diritto internazionale, conclude l’autore, non esclude in linea di principio una tariffazione del traffico privato transalpino; l’ostacolo principale è interno e costituzionale — il divieto federale di dazi interni, posto a tutela di un mercato nazionale omogeneo, Ticino compreso. Un dazio non potrebbe legalmente esentare ticinesi e urani senza violare il divieto internazionale di discriminazione, il che renderebbe la misura politicamente delicata per il Cantone più esposto ai suoi effetti. Il testo segnala inoltre rischi pratici concreti: la deviazione del traffico verso altri valichi (con il precedente del traffico merci “deviato” verso il Brennero dopo l’Iniziativa delle Alpi del 1994), l’eventuale spostamento della pressione sul San Bernardino, la complessità tecnica di un sistema di riscossione multi-tecnologico e multilingue, e il rischio che un dazio sostenibile sul piano politico risulti troppo basso per essere davvero dissuasivo. Vengono infine indicate alternative allora — e tuttora — poco esplorate dalla pianificazione federale: treni navetta per auto attraverso la vecchia galleria, treni notte internazionali, e una maggiore integrazione della navigazione interna (Lago Maggiore, pontile di Maroggia) nella rete di trasporto pubblico regionale. Cosa è cambiato da allora Alcuni fatti citati o ipotizzati nel testo originale hanno oggi un esito verificabile: • La galleria di base ferroviaria è tornata pienamente operativa il 2 settembre 2024, dopo lavori di ripristino stimati in circa 150 milioni di franchi a seguito del deragliamento dell’agosto 2023 (SBB News; rapporto finale SISI, swissinfo). • La seconda canna autostradale è oggi in piena fase di scavo; l’apertura al traffico, inizialmente ipotizzata per il 2029, è ora ufficialmente fissata al 2030, con successivo risanamento della prima canna fino al 2033: solo da allora entrambe le gallerie saranno disponibili contemporaneamente (galleriasangottardo.ch – USTRA). • Il Mobility Pricing non è stato né adottato né accantonato: l’USTRA ha condotto quattro studi di fattibilità (Turgovia, Ginevra, un progetto FFS sul trasporto pubblico e un progetto a partecipazione volontaria con Argovia e Zugo) e sta elaborando un rapporto di sintesi che, insieme agli esiti della consultazione, dovrà orientare la decisione del Consiglio federale sul futuro dello strumento (USTRA, Il Mobility Pricing). È un dato tecnico rilevante non affrontato esplicitamente nel testo del 2023: i progetti di mobility pricing esaminati finora si basano su un rilevamento chilometrico satellitare (GNSS), sul modello già in uso per la tassa sul traffico pesante (TTPCP/LSVA), e non sulla lettura ottica delle targhe — una distinzione tecnologica che inciderebbe direttamente sulle implicazioni in materia di protezione dei dati di un eventuale dazio dinamico. • Il traffico stagionale al portale nord del San Gottardo resta un fenomeno strutturale, con code chilometriche ricorrenti nei periodi di punta anche nell’estate 2026. • Nessuna iniziativa legislativa federale ha finora ripreso, in modo specifico, l’ipotesi di un dazio dinamico riservato al traffico privato al Gottardo: l’analisi del 2023 resta, ad oggi, un contributo dottrinale piuttosto che la descrizione di un processo in corso.